Treviso Due, il linguaggio architettonico del facciavista. Un approfondimento su «Il nuovo cantiere»

La riqualificazione di un’area urbana dismessa, 236mila metri cubi di fabbricati con mix di destinazioni d’uso (una piazza, una chiesa, sedi istituzionali, residenziali, sociali e commerciali), l’incontro a somma positiva di dimensione pubblica e privata, un modello operativo snello ed efficace.

Sono molti i motivi che rendono Treviso Due un’iniziativa unica nel suo genere, capace di realizzare nella pratica tante istanze che oggi sono di stretta attualità.

Da qui il comprensibile e crescente interesse intorno all’iniziativa, che questo mese arricchirà la sua bibliografia con il disteso approfondimento firmato da Matteo Cazzaniga su «Il nuovo cantiere» (n.2 2013).

A proposito di «questo progetto vario, incisivo a livello urbano, affidato alla grande firma dell’architetto svizzero Mario Botta», ampio risalto è dato a «l’elemento che è possibile riscontrare in tutto l’intervento di Treviso Due e che unisce in un comune linguaggio architettonico tutti gli edifici del nuovo complesso: sono i rivestimenti di facciata realizzati in mattoni facciavista, vero e proprio marchio di fabbrica dell’architetto».

Una cifra estetica riconoscibile, a cui s’accompagnano numeri importanti. Per realizzare il quartiere, Candela Costruzioni ha posato 2,5 milioni di mattoni paramano SanMarco Terreal.

Proprio in questo senso, Cazzaniga si sofferma sia sulla particolarità dei mattoni, prodotti secondo la tecnologia produttiva definita a “pasta molle” («ottenuti uno a uno dalla lavorazione di argille naturali e conseguente stampaggio in apposite casseforme all’antica) sia sulle metodologie di posa.

Da un lato gli aspetti tecnici, come le «chiusure verticali caratterizzate da una muratura multistrato», «l’inserimento, nel pacchetto murario, di una camera d’aria [che] consente di assicurare lo smaltimento di eventuale umidità presente nella muratura stessa», oppure «l’impiego di “ancoraggi” e “graffaggi” metallici».

Dall’altro, una posa concentrata a realizzare la visione dell’architetto Mario Botta, con le «notevoli variazioni nel disegno delle murature, differenziando la stilatura dei giunti orizzontali incavati e quelli verticali realizzati a raso per sottolineare l’orizzontalità della facciata. Ulteriore conferma della metrica stilistica è riconoscibile nella giacitura dei mattoni, come le fasce realizzate con l’arretramento o la sporgenza a corsi alternati che “infilano” le finestre, oppure, la posa di una fila di mattoni di coltello in corrispondenza delle partenze in quota dei prospetti e negli architravi delle finestre, come la doppia fila a coronare la parte superiore degli edifici e sotto i davanzali».